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perché di un ciclo di opere dedicato a Wagner, occorre approfondire la relazione che esiste tra arte e mito. "Parsifal esiste, Sigfrido esiste", spiega l'artista. "Perché il mito è l'alfa e l'omega, è il destino dell'uomo, è anticipazione di ciò che verrà, è nutrimento dell'anima, senza la quale il corpo non sopravvive. Il mito vive in noi e noi viviamo in esso", scrive l'artista romano. "Ciò che ci circonda è spesso illusione, mentre il mito è rappresentazione della verità che si cela oltre l'apparenza ingannevole delle cose. E' il mondo platonico delle idee che conferisce significato e consistenza al mondo sensibile. L'arte ha la

peculiarità di rivelare, così come fa il mito, la vera essenza del mondo. L'artista è dunque veggente, prevede e predice come le Norne, le notturne tessitrici del destino della mitologia germanica. La sua forza visionaria altro non è che la capacità di guardare oltre l'apparenza ingannevole della realtà, di fissare lo sguardo sul Tempo assoluto, metastorico e metafisico. La sua sintesi artistica diventa in tal modo sguardo che svela, che rivela. Egli è il "puro folle", l'innocente, colui che rivela all'umanità accecata e smarrita il proprio destino, ma anche l'eroe che distrugge l'incantato e ingannevole giardino di Klingsor".