suo fragore/è più forte persino/del tormento/della mia anima"; "il vento è cambiato, lo sento…e tu non puoi, tiepido sole/rasserenarmi l'anima". La scrittrice, mentre scruta inquieta il proprio destino, - "è incandescente l'aria che respiro…attraversa un lampo la mia mente/Destino che m'attende" - e s'interroga sul significato ultimo delle cose, sul senso stesso dell'Esistenza, perviene ad una sorta di comunione mistica con l'universo -"E in quell'istante santo senza spazio, senza tempo/di comunione piena col creato"- scorgendo nel sentimento panico della natura una possibile soluzione al mistero dell'esistenza - "Ovunque è la mia mente io sono lì…nelle gocce di rugiada del mattino". Ma questa ricerca spossante, tormentata e inesaudita, questo volo "nero di paure" e

"gonfio di risentimenti", questo "urlo   selvaggio dell'onda infranta sulla dura scogliera", trova un termine estremo nell'Amore, - "ho scritto a Dio…gli ho chiesto di darmi in dono  l'amore"- vero e proprio faro che illumina l'universo solitario e desolato dell'Autrice, restituendogli significato, armonia e unità: "il cielo attende l'uomo/nel punto in cui si/fondono gli azzurri/dove la terra ribolle/lì dove tutto è immobile/e tornano ad unirsi/gli argini del fiume".





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