"Prihody Lisky Bystrousky", la Piccola volpe astuta di Leos Janacek, è tra i capolavori operistici del musicista ceco, il cui ricco repertorio vanta la sublime "Katia Kabanova", "Jenufa", la drammatica e impressionante "Da una casa di morti" e "l'Affare Makropoulos".  "Un ininterrotto mormorio della foresta", secondo la felice definizione di Massimo Mila, la Piccola volpe astuta è un'opera fresca, piena di pathos e di romanticismo, dove il tema dell'eterno ritorno della natura fa da sfondo alle vicende umane. Sicuramente la meno tormentata tra i melodrammi di Janacek, pur se attraversata da un velo di mestizia e di malinconia, l'opera è in grado di immergere

lo spettatore in un mondo fiabesco, fantastico e incantato, dove gli animali della foresta vivono e coesistono con gli esseri umani in una grandiosa rappresentazione e allegoria dell'esistenza. Vi sono nell'opera pagine d'inaudita intensità, suggestione e forza, come "il     sogno ed il risveglio di Bystrouska", dove la piccola volpe sogna di essersi trasformata in una fanciulla, nel primo Atto, -sublime intermezzo orchestrale dove il sentimento panico della natura vibra in un crescendo di rara intensità e di grande impatto emotivo (e il magnifico brano ci rievoca, senza per questo farcela però rimpiangere, la Daphnis et Chloé di Ravel) -,

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oppure l'aria finale del Guardacaccia, vero nucleo drammatico di tutta la storia, dove nello struggente canto del protagonista si avverte la commossa partecipazione del compositore giunto al tramonto della propria esistenza (Janacek ha composto l'opera all'età di 69 anni). Nemmeno la tragica fine della volpe riesce tuttavia ad incrinare la filosofia ottimistica dell'opera. La morte è, infatti, vinta dall'eterno rinascere della natura, dal perenne rinnovarsi della vita, che trova nel corteo finale degli animali della foresta la sua consacrazione.


Nella Piccola volpe astuta di Leos Janacek, capolavoro poco eseguito del musicista ceco,

il mistero dell'esistenza e dell'eterno ritorno della natura.